"Psico-mamma"

Riflessioni di una mamma-psicologa

"perfettamente imperfetta"

Sabato, 13 Novembre 2021

 

"Non litigare davanti ai figli"

Questo "comandamento" ci arriva direttamente dal famoso "Manuale del perfetto genitore"... (o da quello delle Giovani Marmotte...?)

Avete presente il detto "se avessi 1 euro per ogni volta che... sarei ricco!"
Per me, che lavoro in terapia con coppie e famiglie, suona così:
Se avessi 1 euro per ogni volta che mi hanno detto "Non litighiamo MAI davanti ai bambini" sarei ricca!

E sono certa che questo vale anche per tutti i miei colleghi.

Che a parte che quel "MAI" così enfatizzato un po' di dubbi me li mette... ma, in ogni caso, siamo così sicuri che questo sia davvero un bene? Siamo certi che non litigare MAI davanti ai figli sia la strada giusta?

Vorrei intanto fare un distinguo: una cosa è discutere anche in maniera "animata", altra cosa è litigare.
Che in realtà nel Treccani sono sinonimi, ma nella mia testa no!
Secondo me c'è un continuum che va dalla "calma piatta" alla "discussione tranquilla", passando poi alla "discussione animata", per poi concludere con il "litigio" vero e proprio.
La discussione, anche animata, è sempre permessa davanti ai figli, purché non ci siano offese reciproche certo!

Ma il litigio?


Che fare se il nostro partner ci ha fatto inca@@are di brutto???
Meglio andarsene, uscire a fare un giretto, a sbollire fuori? (Ma voi ci riuscite???)
Oppure restare e rispondere a denti stretti lanciando frecciatine che "se te pijo nun te riconosce più nemmeno tu madre"?
O dare libero sfogo al nostro istinto omicida lanciando piatti e bicchieri (Che tanto è il servito che ci ha regalato tu madre e m'ha sempre fatto schifo!)?

Voi che fate?
La 1, la 2 o la 3 (da leggere trèèè ovviamente).

Probabilmente la maggior parte di noi ha provato sulla propria pelle tutte e tre le "soluzioni" almeno una volta nella vita... (magari senza il lancio vero e proprio di piatti e bicchieri, via...)
Che siamo umani, mica santi!

Ma quale sarebbe la "cosa migliore" da fare in presenza dei figli?

Meglio mantenere "la calma" (calma, si si...) anche se in casa cala una coltre di nebbia che la Guerra Fredda scansate proprio o meglio litigare?

Come al solito non va demonizzata né la calma stile Guerra Fredda, né il litigio vero e proprio (ripeto, senza offese reciproche o parolacce magari eh...).
In ogni famiglia ci sarà un certo mix a seconda delle situazioni.

A proposito della "finta calma" però è bene sottolineare che i bambini sono molto più bravi degli adulti a leggere ed analizzare il linguaggio non verbale, ovvero la nostra mimica facciale, le nostre espressioni, la nostra postura, i nostri toni vocali...
Leggono benissimo le nostre occhiatacce, gli sguardi "assassini", la nostra espressione corrucciata, il nostro parlare a denti stretti...
E lo interpretano a modo loro, domandandosi cosa c'è che non va, facendo ipotesi e dandosi le loro spiegazioni del perché mamma e babbo sono arrabbiati. Spiegazioni che spesso sono lontane anni luce dalla realtà e che spesso, purtroppo, vedono se stessi addirittura come protagonisti e cause di quella rabbia.
"Se mamma e babbo hanno litigato è per colpa mia che ho lasciato in disordine la mia stanza"
"Li ho fatti arrabbiare perché non ho mangiato tutta la minestra"
"Ho preso un brutto voto a scuola e ora litigano per causa mia"


Queste sono solo alcune delle più frequenti spiegazioni che un bambino può darsi in merito al litigare dei propri genitori.

Non solo, ma in quei momenti, quelli in cui cerchiamo di mantenere la calma (fintissima) a parole (perché il non verbale nella vita quotidiana non si controlla eh, non prendiamoci in giro!) riusciamo ad essere comunque attenti ed amorevoli con i nostri figli?
Sicuri?

La domanda da farci in questo caso è: cosa fanno i nostri figli mentre c'è la Guerra Fredda?

Nel mio caso, ad esempio, (perché ogni tanto la deformazione professionale torna anche utile!) proprio durante una "finta calma", mi sono accorta che la mia bimba di 5 anni era diventata silenziosissima... zitta zitta da una parte, "tranquilla", troppo tranquilla, a giocare da sola, quasi "eclissandosi" dalla stanza... persa chissà tra quali pensieri...

 

Domandiamoci dunque: che fanno i bambini? Dove sono? Sono "come al solito"? 

A questo proposito, uno studio condotto dalla Washington State University afferma che i bambini, di fatto, “percepiscono che è avvenuto qualcosa di negativo, ma il fatto che i genitori si comportino come se nulla fosse manda messaggi contrastanti e li confonde”.
In questo studio, inoltre, è stato analizzato proprio come il sopprimere le emozioni genitoriali influenza l’interazione stessa tra genitori e figli.
Dallo studio emerge infatti che, nei casi in cui "sopprimiamo" forti arrabbiature, noi genitori siamo in realtà meno attenti, meno affettuosi e meno capaci di "accompagnare" e sostenere i nostri figli. Il che si riflette, ovviamente, negli atteggiamenti e nei comportamenti dei bambini stessi.

Cosa fare allora? È lecito dare libero sfogo ai nostri istinti bellici repressi?
Certo che no! O almeno, non quando il livello di conflitto (e talvolta violenza) è troppo alto.

Tra parentesi, sappiate a tal proposito, che "litigare furiosamente davanti ai figli" può essere considerato "maltrattamento" ed è quindi un reato!

Ma una discussione, anche "animata", spiegando ai bambini, con parole adatte, anche i motivi della nostra rabbia, non solo non è "traumatica" per i nostri figli, ma può essere addirittura un bene.

Perché?
Perché permetterà loro di capire che si possono esprimere, in maniera costruttiva, tutte le nostre emozioni, anche quelle negative, senza per questo mettere in pericolo i legami.


In quell'occasione, per esempio, quella della mia bimba "eclissata" e persa nei suoi pensieri durante la "finta calma", ricordo di esserle andata vicino, di averla abbracciata e di averle spiegato che io e il suo babbo eravamo un po' nervosi, stanchi per il lavoro e per "cose dei grandi", e che eravamo un po' arrabbiati tra di noi, ma che ci volevamo comunque tanto bene, così come ne volevamo a lei, ovviamente... "d'altra parte, anche quando tu litighi con la tua amica T. le vuoi bene lo stesso anche se sei arrabbiata, vero?"
"Si mamma e poi facciamo la pace!" rispose lei sorridente e ammiccante guardando prima me e poi il suo babbo...

Perché i bambini saranno sempre più avanti di noi... ?

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Lo studio che ho citato è reperibile sul portale APA-PsycNet dell' American Psychological Association:

-Karnilowicz, H. R., Waters, S. F., & Mendes, W. B. (2019). "Not in front of the kids: Effects of parental suppression on socialization behaviors during cooperative parent–child interactions." Emotion, 19(7), 1183–1191.

 

 

 

 


 

Scriverò nuove riflessioni appena prole, vita, lavoro me lo permetteranno!

 

Sarò felice di leggere i vostri COMMENTI al post nella pagina fb o via mail al seguente indirizzo: giustigiada@live.it

Se volete proporre un argomento per le prossime riflessioni, scrivetemi pure! 

Buone riflessioni a tutti!

 

Riflessioni precedenti:

Giovedì, 14 ottobre 2021

 

È meglio una mamma felice!
(Col suo bagaglio di sensi di colpa, ma comunque felice...)

"Quando nascerà tu non esisterai più..."
È una frase che spesso le donne si sentono ripetere negli ultimi mesi di gravidanza, quasi fosse una "portata", anzi, una vera e propria "ricetta" da tramandare di bocca in bocca alle future mamme per prepararle a questo "inevitabile destino"...
Anche a me è ovviamente capitato.

A volte, questo piatto è "condito" da altre pittoresche frasi come "avranno attenzioni solo per il piccolo", " avranno tutti occhi solo per lui/lei, non si accorgeranno più di te".


Ed io pensavo, mentre aspettavo la mia prima bimba, "Chissenefrega! Sarà una gioia talmente immensa che passerà TUTTO in secondo piano! Che mi importa se avranno attenzioni solo per lei? Anche io d'altra parte VIVRÒ PER LEI."
E devo dire che anche dopo, quando la mia bimba è nata, ho continuato a pensarla così, a fregarmene delle attenzioni solo per lei. Anche le mie attenzioni, come avevo previsto, erano rivolte unicamente a lei.


I miei occhi, i battiti del mio cuore, i miei respiri...


Sono certa che anche molte di voi ricorderanno quella sensazione di amore allo stato puro.
Con il cuore che si espande in petto fino a scoppiare, completamente in estasi...


Ma... si, c'è un ma... dopo i primi mesi, forse non per tutte, ma per tante sono certa di sì, arriva un momento che potremmo definire "illuminante"!
Ma non una di quelle illuminazioni in cui si accende una lampadina, come i grandi inventori, eh.
Non una di quelle illuminazioni tipo "rivelazione" in cui tutto ti appare più chiaro e nitido e capisci il senso della vita (che "manco fossi 'na veggente!").
Più una illuminazione da "fanali del TIR che ti sta per sbattere in faccia!", ecco...


Ti guardi un giorno allo specchio e vedi... "Chi cavolo è quella?"
"UhMaronnAddolorat" (dice la vocina nella tua testa mentre sgrani gli occhi allo specchio!)
Che, diciamocelo, certe espressioni in napoletano rendono meglio!
E che in toscano suonerebbe tipo "Maremmaimpestata" , che comunque, devo dire, rende bene uguale!


Non ti riconosci più... no, non puoi proprio riconoscerti!


Che passino pure le occhiaie per le notti insonni e qualche ruga in più per la stanchezza, quelle le avevi anche preventivate!
Ma i capelli??? Quando sono spuntati tutti sti capelli bianchi? Certo, sempre spettinata e con le famose "ricottine" ovunque, chi ci aveva fatto caso...
E le sopracciglia??? Oddio, ma non sono andata dall'estetista giusto giusto l'altro g..... "mesi fa, cara! Ci sei andata mesi fa dall'estetista!" (ancora quella vocina nella testa che da ora in poi chiameremo Pina, che mi sembra un nome adatto...)

"E perché non ti sei ancora guardata i peli sulle gambe!"
Zitta Pina, basta! Che per oggi l'autostima ha fatto il suo bel viaggio in basso in basso verso il centro della terra!

Che fare allora dopo questa prodigiosa "presa di coscienza"?
Riprendere a prendersi cura di sé...
Riprendere a prendersi cura anche di sé...

Dirottare alcune, poche, energie e attenzioni dai nostri cuccioli verso noi stesse...
Ognuna con i propri tempi, i propri modi.
Imparando a ri-ascoltare ciò che il nostro cuore e la nostra anima ci suggeriscono.
Che anche il nostro umore migliorerà!


Perché alla fine un po' di baby blues nel primo periodo dopo il parto ce lo abbiamo avuto tutte!


Cos'è il baby blues?


Rapidi sbalzi di umore, crisi di pianto, irritabilità, conditi da ansia e perdita di concentrazione su un soffice letto di dolcissima insonnia... ah, ora si eh... torna tutto...
E per fortuna in questo primo periodo "ci è concesso" essere "strane", "nervose" e "col piantino facile"!
Però poi basta eh!
È tempo di tornare a lavoro, tornare a cucinare, lavare, stirare, pulire!
"Suvvia, basta col piantino! Un bel sorriso in faccia e via, si riparte come treni!" (Ma chi è, ancora la Pina che parla e straparla???)
Non c'è tempo per "queste cose"...

Che se va bene, per fortuna, c'è qualcuno che ti da una mano. Tua madre che diventa il tuttofare e lava, stira, cucina, pulisce, fa la nonna, fa la madre e fa anche da parafulmine alle tue sfuriate...
Che se va bene, per fortuna, il tuo compagno/marito (buon parafulmine anche lui) ha il congedo parentale e riesce a stare a casa con te ed il bambino...
Che se va bene, per fortuna, anche altri ti supportano... tuo padre, tua sorella o tuo fratello, la cognata, la suocera, le amiche che ci sono già passate...

E che forse, alla fine, è proprio questa "rete" intorno a salvarci dal "terribile spauracchio" della "depressione post-partum"...

Tornando al "momento dell'illuminazione" e del successivo, "salvifico", tornare a prendersi cura di se stesse...
Quando la mia bimba aveva circa 2 anni, sentii il bisogno di ricominciare a giocare a pallavolo, la mia passione di una vita. Non senza difficoltà, certo! Anzi, era davvero complicato "incastrare" tutto insieme... il tempo sacro per la bimba, gli orari di lavoro, gli allenamenti... aiutata per fortuna dalla famosa "rete", mamma e compagno in primis.

E un bel giorno, l'odiosa Pina, o forse qualcun altro, mi disse: "Così togli tempo alla bimba... e poi è stancante anche per te (e per "loro") stare dietro a tutto..."

(Aaah, pugnalata dritta dritta in petto!)

"È vero" risposi, dopo esser tornata a respirare, "ma, anche per lei, è meglio avere una mamma felice!"

 

 

 

 

Martedì, 5 ottobre 2021

 

Questo blog nasce dall’idea di una mia paziente alla quale, durante una delle nostre sedute, ho detto:

Noi psicologi predichiamo bene, ma, a volte, anche noi razzoliamo male!

 

Si, in effetti, ciò che ho detto può sembrare strano, ma di fatto, nella vita quotidiana, sapere la teoria non basta!

 

Voglio dire, senza scomodare Freud, padre della psicoanalisi, che (pare) ebbe una storia con la cognata o Jung che ebbe per amanti addirittura due sue pazienti, dicendo quella frase ad alta voce pensavo ai miei professori, mentori, colleghi e alle loro storie di separazioni, divorzi, problemi con i figli, con i genitori...

 

Pensavo a me e alla mia vita...

 

Pensavo al fatto che non basta, appunto, sapere la teoria per esser bravi genitori!

 

Perché anche a me basta un attimo per commettere un errore, per perdere la pazienza con mia figlia, per rispondere male a mia madre, per innervosirmi con il mio compagno…

 

E mentre il cervello si accende e si accorge che stai per farlo quell’errore <<puff!>> la bocca si è già aperta, la lingua si è già mossa e tu hai già parlato!

 

Così, la mia paziente mi dice:

Perché non apri un blog? Un blog dove scrivi le tue riflessioni sul tuo essere psicologa, ma anche madre che commette gli errori che commettiamo tutte. Almeno fai sentire meno in colpa noi madri stressate! Voglio dire, se anche chi sa la teoria sbaglia la pratica, allora possiamo sbagliare anche noi senza sentirci delle madri di m….!

 

Già, penso io…

basta così poco per sentirsi una mamma “di m…”

 

Avete presente il detto E’ nato prima l’uovo o la gallina?”

Beh, nel nostro caso diventa:

E’ nata prima la madre o il suo senso di colpa?”

 

Che poi proprio la psicologia c’ha messo del suo eh,

sempre lì a puntare il dito contro noi madri…

Per non parlare di tutta la parentela, il vicinato e l’intero universo (soprattutto femminile!) che ne sa sicuramente più di te sull’essere madre e su come dovresti prenderti cura del TUO piccolo…

 

E così tutti a dispensar consigli (e sentenze) e a far sentire la madre una madre di m…., appunto!

 

Questo blog nasce così, dunque, per far capire alle mamme, che siamo un po’ tutte sulla stessa barca…

 

perché abbiamo tutte una zia Mariuccia che ti dice scoprilo che ha caldo”, ma con tua madre Pina che invece urla “coprilo che lo fai ammalare!”, la vicina della nonna che come era brava lei con i suoi figli..., ed il nonno Oreste che invece te lo fa rotolare nel porcile che “così si fa gli anticorpi!”.

 

Tutti ne sapranno sempre e comunque più di noi!

 

Ma non abbattiamoci!

Winnicott ci viene in aiuto...

 

Chi è Donald Winnicott?

Credetemi, tra poche righe diverrà il vostro (nostro) guru!

Un santo, un profeta!

 

Pediatra e psicoanalista inglese, è colui che, con le sue teorie, finalmente, “libera” la figura materna dall’incombente onere di essere “perfetta” per non causare traumi catastrofici ai propri figli, per dare voce, spazio e luce alla madre “reale”, perfettamente imperfetta, che è però “affettivamente presente” con i propri figli.

 

Ovvero una madre “sufficientemente buona”...

Una madre vera, autentica e spontanea, con le sue ansie, le sue preoccupazioni, le sue insicurezze, i suoi momenti di stanchezza e i suoi sensi di colpa, che è in grado di trasmettere ai propri figli sicurezza e amore.

(Con buona pace della vicina della nonna, ecco...)

 

Siamo così noi madri...

PERFETTAMENTE IMPERFETTE”...

 

con il nostro ricco bagaglio di sensi di colpa…

 

con l’amore infinito per i nostri figli...

 


 

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© Dott.ssa Giada Giusti
Psicologa e Psicoterapeuta
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